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15 febbraio 2008

Comunicato n. 8 – Noi PD, loro CdL “Abarth”


"500" Abarth, modello CdL
(con predellino di serie)

Vediamo un po’. Il Pd corre da solo. Scelta assodata e irreversibile. Meglio: corre libero e ha scelto la semplicità (non la pura semplificazione strumentale degli schieramenti, tipo una CdL “Abarth” riverniciata e ribattezzata “PDL” col volante in “pelo” e schienali leopardati da buri!). Su questo non c’è dubbio e non c’è remora. Tuttavia, se qualcuno decidesse di far proprio il programma democratico, di candidarsi nelle liste del PD, entrare poi nel gruppo parlamentare democratico, e quindi sciogliersi nello stesso PD, anche progressivamente, allora si può discutere di eventuali apparentamenti. Di fatto, non di apparentamento si tratterebbe, ma di ingresso vero e proprio nel Partito Democratico, seppur con comodo. Questo è quanto accaduto con Di Pietro. Che ha risposto si a tutte le richieste di Veltroni, pure a quella di stare attento a chi candida (memori del caso di Ciccio Salsiccia, il coraggio dei valori, do you remember?). Che cosa doveva fare la lepre-Veltroni, dire di no? Mica è Tafazzi, magari col boccione di vetro! Il fatto che Di Pietro si presenti col proprio marchio, è una questione, disciamo così, tecnica e di marketing. Quel marchio ha un valore e prima di lasciarlo andare si può ancora investire su di esso.
Diversamente, i socialisti e i radicali vorrebbero solo apparentarsi. Punto. E poi fare gruppo parlamentare autonomo. E poi, magari, attaccano pure il PD in campagna elettorale per rubacchiare qualche voto. Non se po’ ffa’ (“You cannon”). Boselli, a questo punto, può anche andare da solo, perdendo l’occasione di riunirsi con gli altri socialisti già ricollocati con soddisfazione nel PD. Ossia di entrare, finalmente, nella casa dei democratici e dei riformisti che attendevamo da sempre. D’altra parte, hanno fatto lista con tutti, pure con il cane di Sbardella. Non capisco, per questo, perché considerino un problema quello di fare corpo con un partito nuovo e largo, nato per unificare e non per dividere. Ha detto bene D’Alema, sono settari (come i comunisti, aggiungo io). O forse preferiscono la nicchia di laici duri e puri e lo sventolìo di bandiere. Mah... La Bonino (purtroppo, perché è brava e competente) farà la stessa fine se i radicali non cambieranno atteggiamento. Verrebbe da dire: cavoletti di Bruxelles loro. Però siccome sono educato, mi astengo a dirla tutta.

Questione finale: ma Di Pietro significa anti-politica? Ci si chiede: non è contraddittorio fare un patto con quello che viene indicato come il paladino dell’antipolitica, e non con forze “politiche” d.o.c. radical-socialiste, di più nobili e antiche origini? Se anche fosse, l’ingresso nel PD è un atteggiamento positivo, ossia la dimostrazione che anche l’antipolitica è politica, differente da quest'ultima solo nella forma (come ho già avuto modo di dire in altri post) e se non si riconosce come politica, se non si da infine una “forma” efficace, oltre i “vaffa”, il nichilismo d’accatto e le pure indignazioni morali, ha perso. Tutto qui.

E poi, mentre Berlusconi sta sul mercato da mesi (prima a comprare Pato e Senatori altrui – invertendone erroneamente all’inizio la destinazione, e poi ad acquisire tranches di partiti o similari come fossero platesse surgelate), Veltroni è già par-ti-to! E corre pure forte. Quindi sarebbe il caso di mettersi a correre con lui, più che discutere a “schiovere” (abituarsi a questo slang veltroniano, evèro), sennò Uòlter ce se perde per strada. E non sarebbe bello. Sarebbe da peracottari. Ecchecazz…




permalink | inviato da L_Antonio il 15/2/2008 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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